PIGNETO SOUND VIDEO LANDSCAPES

Pigneto Landscape

laboratorio svolto nella Scuola Media G.B. Piranesi di Roma

a cura di Daniele Vergni e Ida Vinella

Il laboratorio ha coinvolto fin da subito gli studenti attraverso un approccio in cui l’apprendimento delle nozioni principali è avvenuto attraverso il gioco. Fin dalla prima lezione hanno appreso come effettuare le registrazioni, sia con strumentazioni appositamente dedicate sia attraverso le applicazioni dei loro smartphone. Hanno esercitato fisicamente direzionalità e orientamento, prima attraverso esercizi di natura teatrale, poi attraverso ascolti di tracce audio spazializzate. Focus principale delle prime lezioni è stato ‘l’ascolto ridotto’[1] (o ‘attento’), un ascolto fenomenologico diretto alla presenza del suono. Dato un tempo prestabilito ci si è concentrati su ascolti specifici, cercando poi di definire di volta in volta il suono e/o i suoni ascoltati. Da prime definizioni molto generali abbiamo sviluppato un gioco di affinamento delle descrizioni, introducendo aggettivi descrittori sempre più mirati[2]. Siamo arrivati così da una definizione come “l’acqua che cade” a una definizione di questo tipo: “suono quasi-acuto, stretto, fluttuante, spezzato, di origine naturale, emesso dall’impatto dell’acqua su superfici di diverso materiale”. L’ascolto poi è stato concentrato non solo sulla tipologia di suono ma anche sulla sua direzione. È proprio l’aspetto direzionale che innesca processi di propriocezione nel corpo umano che ha più interessato i ragazzi, che dalle lezioni successive hanno sempre portato a lezione, di propria iniziativa, registrazioni di suoni e descrizioni di esperienze acustiche dove l’esperienza del movimento e della propagazione nello spazio era il focus principale. Una delle prime difficoltà incontrate è stata l’autoreferenzialità dei suoni proposti dai ragazzi. La maggior parte degli studenti ha colto soprattutto i suoni prodotti da sé stesso o dai propri compagni. Ne è derivata la richiesta di riuscire ad escludere in prima istanza questo tipo di suoni e aprire le orecchie verso una codificazione dell’ambiente in senso più ampio. Questa richiesta è stata più chiara e per gli studenti semplice dal momento in cui abbiamo cominciato ad effettuare sopralluoghi e registrazioni nel quartiere. Tutte le osservazioni fatte negli esercizi, nei giochi e nelle discussioni sono finite nel “diario di ascolto”, diario che ha assunto diverse forme: da quello digitale su smartphone a quello fisico in cui, alle descrizioni, si sono affiancati disegni, mezzo ulteriore per la descrizione visiva di qualcosa d’invisibile. Dall’invisibilità del suono siamo passati alla definizione del suono acusmatico[3], che è diventato altro elemento su cui i ragazzi si sono soffermati con molto interesse. Il feedback più diretto è stato quello in cui all’inizio di ogni lezione ogni suono ascoltato nello scorrere della settimana che divideva i nostri incontri, diventava un racconto. “Il mio ascolto è cambiato”, “la mia attenzione è cambiata”, “non immaginavo di vivere immerso in tutti questi suoni”. Tutti i suoni quotidianamente sovrascoltati si sono trovati così ad essere di nuovo ascoltati. La dimensione del sovrascolto ci ha permesso di introdurre anche la tassonomia introdotta da Murray Schafer per l’analisi del soundscape, ovvero il riconoscimento degli eventi acustici aventi funzioni di toniche, segnali impronte[4]. Anche se l’ascolto in parte era cambiato, un’ulteriore difficoltà è stata quella di riportare l’attenzione all’ascolto ridotto. Infatti, al di fuori delle lezioni, gli ascolti che interessavano i ragazzi venivano poi riportati in formule che più o meno, di caso in caso, tendevano a descrizioni emotive legate a delle attività presenti o passate legate all’esperienza del suono. Cercare di rimanere sul suono è uno sforzo difficile e gli studenti si sono trovati ad affrontare questa difficoltà. Attraverso le uscite programmate, i sopralluoghi e il tempo dedicato all’ascolto anche questa difficoltà è stata superata: il suono ha cominciato ad essere percepito per la sua natura fisica ed evenemenziale, l’immagine sonora così ha cominciato a prendere una sua fisionomia propria scollegata dalla sfera emotiva.

A partire dalle osservazioni dei ragazzi rispetto al paesaggio sonoro del Pigneto ha preso forma l’indagine svolta durante le uscite nel quartiere. Oltre a documentare l’attuale caratteristica del soundscape del Pigneto, i ragazzi hanno stilato un elenco di domande per provare a ricostruire concretamente e immaginare la differenza con il soundscape dello stesso quartiere in età passate. Abbiamo chiesto ai ragazzi di provare ad intervistare parenti adulti, ed altri adulti incontrati durante i nostri sopralluoghi, che vivono in quel quartiere da molto più tempo di loro. L’indagine è stata chiamata “alla scoperta dei suoni perduti” e ha prodotto risultati presenti nella mappa interattiva sotto forma di registrazioni. Qui la difficoltà è stata quella di far capire alle persone intervistate cosa ci interessava. Questa difficoltà ha aiutato i ragazzi a capire le loro sulla percezione del suono. Infatti, dalle prime domande riferite al suono sono passati a chiedere più semplicemente come era il quartiere in passato, da cosa era caratterizzato e dalle risposte abbiamo cercato di estrapolare gli indizi sonori. Le due tipologie di domande sono presenti nelle diverse interviste effettuate in momenti diversi della ricerca.

Per le uscite programmate ai ragazzi, divisi in coppie, sono stati affidati compiti specifici (segnare il numero delle registrazioni corredate di ora, luogo, data; documentare fotograficamente l’uscita; effettuare registrazioni aggiuntive; intervistare). Le uscite hanno seguito i percorsi creati e documentati nella mappa. La prima uscita ha coperto Via Dal Verme, Via Da Mogliano, Giardini Nuccitelli Persiani, Via Del Pigneto fino alla metropolitana. La seconda: Via Da Giussano, Via Prenestina, Parco delle Energie (Ex-Snia). La terza: Piazza Malatesta, viaggio in metropolitana da Malatesta al Pigneto; zona pedonale del Pigneto. Le varie uscite sono state scandite da una coscienza sempre maggiore dei ragazzi nei confronti dei compiti prefissati. Siamo passati così da un approccio prima ludico ad uno scientifico. Se nella prima uscita l’intervista e la documentazione ha attirato più la loro attenzione, nella seconda – dato anche l’ambiente di riferimento, un parco, e la circostanza, una giornata di pioggia – la ricerca di ‘un determinato suono’ ha trasformato il sopralluogo in una ricerca perlustrativa che ci ha permesso d’introdurre anche degli esercizi specifici per la comprensione del suono e per il loro riutilizzo creativo. I ragazzi prima hanno lavorato sull’ascolto della variazione ambientale dalla strada trafficata al parco, poi, all’interno del parco hanno svolto un’attività di indagine relativa alla ricerca di suoni particolari che, in un ambiente apparentemente neutro e silenzioso, potessero diventare dettagli acustici interessanti da valutare. In questa fase i ragazzi hanno cominciato a descrivere i suoni con strumenti più precisi e abbiamo osservato come sia già cambiato l’approccio al suono ora non più legato ad uno stato emotivo. La loro attenzione ora era più rivolta alla qualità, al ritmo al contenuto timbrico. In questa sede abbiamo raccolto materiale utile per una prima improvvisazione vocale con lo scopo di provare a trasferire il suono ascoltato nella voce per richiamarlo alla memoria e poterne ricontattare la caratteristica. Da una prima stratificazione dei suoni si è tentato un approccio al riutilizzo creativo con le voci che potesse attraverso la sovrapposizione regalare una breve composizione vocale musicale. Nella terza ed ultima uscita il viaggio in metropolitana, da loro intitolato “Under tales Pigneto” – come a dire racconti dal sottosuolo, ha catturato principalmente il loro interesse. In questa uscita abbiamo osservato un’attenzione più rispettosa verso l’ascolto e la valutazione nello stare in silenzio del tempo che passa. Si è presentato il tema della pazienza e di come questa possa influire nel cambiamento di un paesaggio sonoro nel momento in cui si interviene a modificare l’apparente silenzio. Il viaggio in metropolitana ha aperto loro un orizzonte di osservazione particolare al quale abitualmente non si fa caso poiché il viaggio in metropolitana è vissuto come un’azione dovuta quotidiana priva di particolare interesse. Hanno così appreso che l’osservazione non è mai scontata a maggior ragione in un ambiente chiuso come quello della metropolitana già così carico di materiale acustico unico e particolare. Le ultime due interviste sono state fatte all’interno della zona pedonale del Pigneto e hanno condotto i ragazzi a interrogarsi su quali potevano essere i suoni di quella zona da scovare all’interno dei racconti delle persone intervistate. Ne è risultata una lista di suoni perduti accanto ad una di suoni nuovi, entrati nell’ambiente ai giorni nostri e assenti nel passato emerso dai racconti degli intervistati.

Nelle ultime lezioni del laboratorio sono stati proposti degli ascolti in aula del materiale raccolto durante le passeggiate. L’osservazione che ne è risultata è stata stimolata dalla richiesta di creare, su spartito musicale, l’andamento nel tempo della successione degli eventi sonori che i ragazzi notavano e appuntavano durante il primo ascolto. L’attenzione verso questa scansione dell’ascolto ha permesso di notare dettagli e particolare altrimenti impossibili da far emergere. In questo momento la forza dell’archivio è venuta fuori, permettendo di tenere memoria di ciò che altrimenti sarebbe qualcosa di profondamente effimero.

 

[1] L’ascolto ridotto, introdotto da Pierre Schaefer, è un’intenzione d’ascolto autonoma dagli elementi causali e simbolici; è un ascolto fenomenologico rivolto alle qualità e alle forme proprie del suono che viene considerato come oggetto di osservazione in sé. Cfr. À la recerche d’une musique concrète, Éditions du Seuil, Paris 1952 e P. Schaefer, Traité des objets musicaux. Essai interdisciplines, Éditions du Seuil, Paris 1966.

[2] Abbiamo introdotto le principali definizioni della tassonomia di antinomie introdotta da R. Cogan e Pozzi Escot. Ovvero: il registro interessato: grave-acuto; lo spazio sonoro attivato: stretto-lato; il cambiamento di energia vibratoria: fisso-fluttuante e mantenuto-spezzato. Cfr. R. Cogan, P. Escot, New Images of Musical Sound, Cambridge, Mass. And London, Harvard Univesity Press, 1984.

[3] Termine che Schaeffer riprende da Pitagora e che indica un suono di cui non vediamo la provenienza.

[4] Secondo la tassonomia introdotta da Murray Schafer le tonichesono quei suoni che costituiscono lo sfondo e si trovano a essere sovrascoltati, i segnali sono i suoni in primo piano mentre le impronte sonore sono quei suoni-segnali che hanno una rilevanza simbolica per l’ascoltatore. Cfr. R. M. Schafer, The tuning of the world, Knopf, New York 1977; trad. it. Id., Il paesaggio sonoro, a cura di N. Ala, Ricordi LIM, Milano 1985.