Dal 7 ottobre al 27 ottobre – Scuola Giulio Cesare – Roma

Lunedì dalle 14:00 alle 18:30 | Martedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 14:00 alle 16:30

Lo scrigno di Pinksie

SoundVideoInteractionDesign – IED Milano

progetto e realizzazione
Davide Sgalippa, Paolo Solcia, Painè Cuadrelli, Dario Gavezotti,
Mery Glez, Giovanni Baffetti, Jacopo Panfili, Enrico Carucci

coordinamento
Anna Cantaro, Antonella Guida
Opera realizzata insieme ai Bambini delle classi 5A, 5B e 5C della scuola primaria Tito Speri – I. C. Quintino di Vona nell’ambito del progetto Pinskie the Whale

Lo scrigno contiene le nostre differenze, le nostre specificità: i nostri ‘particolari particolari’.
Lo scrigno di Pinksie è anche un dispositivo interattivo per accedere ad un contributo multimediale, un video e una registrazione audio, che racconta ciò che è contenuto nello scrigno.
Abbiamo realizzato un lettore multimediale a forma di acquario dove, appoggiando lo scrigno, si possono vedere e sentire cosa i ragazzi vi hanno racchiuso.
Cosa c’è nello scrigno di Pinksie?
Lo scrigno contiene i materiali realizzati dai ragazzi: una loro interpretazione di Pinksie, i loro sogni, le loro paure, la loro immaginazione.
Una silouhette di Pinksie personalizzata; un passaporto con le proprie caratteristiche – il proprio tesoro; un disegno con il mondo in cui vive il loro personaggio; un amico inventato e delle decorazioni per il proprio acquario; la voce del ragazzo che racconta che cosa ha racchiuso nello scrigno; qualsiasi altra cosa i ragazzi abbiano voluto chiudere nel loro scrigno.
Con questo progetto abbiamo scelto di riflettere sulla diversità partendo da una apparente, forzata, uguaglianza. Gli scrigni, dal di fuori, sono tutti uguali, neutri, non riconoscibili. Gli scrigni sono chiusi, sigillati; i tesori che racchiudono sono le cose più intime della persona; sono sentimenti privati, ma non per questo non condivisibili.
Crediamo che le occasioni di poter condividere emozioni forti, siano una fertile base per creare il sentimento di empatia tra le persone, condizione che ci sembra necessaria per ‘accettare’ gli altri e sé stessi.
Chi nasconde un tesoro, in fondo, lo fa nella speranza che qualcuno lo trovi. Lo nasconde affinché non lo trovi chiunque, ma solo chi davvero vuole cercarlo, chi davvero vuole scoprirlo.
Per trovare, scoprire, accettare e lasciar apparire le nostre differenze, bisogna entrare in contatto, bisogna lasciarsi contattare.
Bisogna avere la forza di lasciarsi guardare dentro.

La valigia dei ricordi

Cooperativa Paloma 2000,Centro Diurno Intergrato I Delfini e SoundVideoInteractionDesign – IED Milano
progetto e realizzazione
Davide Sgalippa, Paolo Solcia, Martina Rocchi, Dario Gavezotti, Federica Rebaudengo e Giacomo Ferrari
comunicazione e grafica
Carla Cesar Sergio, Andrea Rech e Francesca Marchese
Audio/video-installazione interattiva

La Valigia dei Ricordi è un laboratorio sulla memoria che ha come protagonisti le persone vicine ai malati di Alzheimer (caregivers).
Le fotografie hanno evocato racconti e testimonianze di storie familiari legate alla vita dei pazienti e dei caregivers.
I ricordi sono stati raccolti in una videoinstallazione interattiva, composta da una valigia e da alcune cartoline.
Scegliendo una cartolina e posizionandola nella valigia, si avvierà il contributo video-sonoro del ricordo associato a quell’immagine.
È possibile accedere al contenuto delle cartoline anche con smartphone e via web.

Tribute a Studio Azzurro

camerAnebbia
Marco Barsottini, Matteo Cellini e Lorenzo Sarti
Installazione interattiva per video e grafica generativa

L’Area Ricerca Progressiva riapre la rassegna dei collaboratori storici di Studio Azzurro con un ambiente interattivo in tre parti, progettato e realizzato da camerAnebbia.
In omaggio alla lunga collaborazione, tuttora in corso, con Studio Azzurro, camerAnebbia propone tre installazioni con cui rivisita alcuni lavori celebri dello Studio, attraverso una lente apparentemente scientifica, che lascia emergere la passione per la grafica generativa e per la poetica del “codice”, come metafore di quella trama digitale invisibile sottesa alle immagini e, forse, al mondo stesso
Seguendo Il Nuotatore si rivelano i modelli matematici che sostengono l’ordine delle cose visibili e invisibili, mentre uno dei Tamburi a Sud diventa una fontana interattiva, anzi, la “fontana di Fermi”: la sua pelle si comporta come una superficie d’acqua e la cassa di risonanza amplifica le onde del passaggio degli spettatori.
Un monitor, intanto, diventa luogo di un inatteso divertissement, in cui i nomi delle installazioni di Studio Azzurro vengono ricodificati con il linguaggio che sta sempre più conquistando la nostra comunicazione, gli emoji.